I piromani puniti con la reclusione fino a dieci anni 
Incendiare boschi diventa reato 
(Decreto Legge 4.8.2000)

All'aggiornamento del Codice penale e della Legge di conversione.

 A fondo pagina.
L'incendio boschivo diventa un reato punibile applicando il Codice penale. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri che, nella seduta del 4 agosto 2000, ha anticipato con un decreto legge un articolo della legge sugli incendi che è in discussione al Senato. Il provvedimento, che entrato in vigore l'8 agosto, il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, permette alla magistratura di perseguire penalmente i piromani che compiono atti distruttivi contro la natura, e non solo contro le cose o le persone come invece era previsto sinora. In particolare, il decreto che contiene misure urgenti per la repressione degli incendi stabilisce la pena di reclusione da quattro a dieci anni per i responsabili di incendi su boschi, selve, foreste o vivai forestali. Con un'aggravante: la pena aumenta se l'incendio provoca danni a edifici o ad aree protette. Inoltre, se il danno è definito grave o persistente all'ambiente, la pena viene aumentata della metà. (da La Repubblica dell'8 agosto 2000).

Decreto legge 4 agosto 2000, n. 220

Disposizioni urgenti per la repressione degli incendi boschivi

(Pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” del 7 agosto 2000 n. 183)

Il presidente della Repubblica

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione

Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di dettare disposizioni per rendere più incisiva la repressione del grave fenomeno degli incendi boschivi, in particolare introducendo nel codice penale una nuova fattispecie relativa a tale tipo di reati;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 4 agosto 2000;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri delle politiche agricole e forestali e della giustizia, di concerto con i Ministri dell'interno e dell'ambiente;

Emana

Il seguente decreto-legge:

Articolo 1

Modifiche al codice penale

  1. Dopo l'articolo 423 del codice penale [3] è inserito il seguente:

    "Articolo 423-bis (Incendio boschivo). - Chiunque cagiona un incendio su boschi, selve o foreste, ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.

    Se l'incendio di cui al primo comma è cagionato per colpa, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

    Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate se l'incendio deriva pericolo per edifici o danno superiore su aree protette.

    Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate della metà, se dall'incendio deriva un danno grave, esteso o persistente all'ambiente".

  2. All'articolo 424, primo comma, del codice penale, dopo la parola: "Chiunque" sono inserite le seguenti: ", al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 423-bis,".
  3. All'articolo 424, secondo comma, del codice penale le parole: "dell'articolo precedente" sono sostituite dalle seguenti: "dell'articolo 423".
  4. [All'articolo 424 del codice penale, dopo il secondo comma, è aggiunto il seguente: "Se al fuoco appiccato a boschi, selve e foreste, ovvero vivai forestali destinati al rimboschimento, segue incendio, si applicano le pene previste dall'articolo 423-bis".(1)]
  5. All'articolo 425, alinea, del codice penale, le parole: "dai due articoli precedenti" sono sostituite dalle seguenti: "dagli articoli 423 e 424".
  6. All'articolo 425 del codice penale il numero 5) è abrogato.
  7. All'articolo 449, primo comma, del codice penale, dopo la parola: "Chiunque" sono inserite le seguenti: ", al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell'articolo 423-bis".

Articolo 2

Entrata in vigore

  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Courmayeur(*), addì 4 agosto 2000

CIAMPI

AMATO, Presidente del Consiglio dei Ministri

PECORARO SCANIO, Ministro delle politiche agricole e forestali

FASSINO, Ministro della giustizia

BIANCO, Ministro dell'interno

BORDON, Ministro dell'ambiente

Visto, il Guardasigilli: FASSINO


Lo Stato tenta la strada dell'editto e minaccia pesanti sanzioni agli incendiari.

 

Si riusciranno ad individuare ed arrestare i piromani?


E, soprattutto, verrà applicato?


La Legge, severissima, ora c'è, ma  anche prima il fatto era previsto come reato, anche se la sanzione non era -astrattamente- così pesante; il problema, oggi come ieri,  è applicare la sanzione  e dare certezza alla pena, e quindi irrogarla, effettivamente.

 


In altre parole, far funzionare il processo, cioè la giustizia. 

(*) Da notare il curioso luogo di firma del decreto da parte del Presidente della Repubblica, luogo sicuramente consono alla materia de quo, non fosse altro che per gli splendidi boschi.

 

  [1] La legge di conversione ha soppresso il comma 4 dell’articolo 1.  

Il decreto legge è stato convertito, con modificazioni, dalla legge 6 ottobre 2000 n. 275 (pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” del 7 ottobre 2000 n. 235).

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1

1. Il decreto-legge 4 agosto 2000, n. 220, recante disposizioni urgenti per la repressione degli incendi boschivi, è convertito in legge con le modificazioni riporta-te in allegato alla presente legge.

2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta

Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.


 

Articoli del codice penale modificati dal testo coordinato del decreto legge e della legge di conversione.

(In carattere evidenziato le modifiche apportate al codice penale).

Articolo 423-bis

Incendio boschivo

Chiunque cagiona un incendio su boschi, selve o foreste ovvero su vivai forestali destinati al

rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.

Se l’incendio di cui al primo comma è cagionato per colpa, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate se dall’incendio deriva pericolo per edifici o danno su aree protette.

Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate della metà, se dall’incendio deriva un danno grave, esteso e persistente all’ambiente.

 

Articolo 424

Danneggiamento seguito da incendio

Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nell’articolo 423-bis, al solo scopo di danneggiare la cosa altrui, appicca il fuoco a una cosa propria o altrui è punito, se dal fatto sorge il pericolo di un incendio, con la reclusione da sei mesi a due anni.

Se segue l’incendio, si applicano le disposizioni

dell’articolo 423, ma la pena è ridotta da un terzo alla metà.

 

Articolo 425

Circostanze aggravanti

Nei casi preveduti dagli articoli 423 e 424, la pena è aumentata se il fatto è commesso:

1)     su edifici pubblici o destinati a uso pubblico, su monumenti, cimiteri e loro dipendenze;

2)     su edifici abitati o destinati a uso di abitazione, su impianti industriali o cantieri, o su miniere, cave, sorgenti o su acquedotti o altri manufatti destinati a raccogliere e condurre le acque;

3)     su navi o altri edifici natanti, o su aeromobili;

4)     su scali ferroviari o marittimi, o aeroscali, magazzini generali o altri depositi di merci o derrate, o su ammassi o depositi di materie esplodenti, infiammabili o combustibili;

(comma 5 abrogato)

 

Articolo 449

Delitti colposi di danno

Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell’articolo 423-bis, cagiona per colpa un incendio o un altro disastro preveduto dal capo primo di questo titolo, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La pena è raddoppiata se si tratta di disastro ferroviario o di naufragio o di sommersione di una nave adibita a trasporto di persone o di caduta di un aeromobile adibito a trasporto di persone.

 

 

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