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E’ passibile di sanzione penale soltanto l’intermediario
I clienti delle prostitute non sono punibili 
(Tribunale di Perugia 21.9.2000)

I soggetti che usufruiscano di prestazioni connesse all’esercizio del meretricio non possono essere incriminati per il reato di favoreggiamento della prostituzione. Neanche se utilizzano la propria autovettura per la consumazione del rapporto e poi riaccompagnano la prostituta sul luogo di lavoro. Si tratta, dunque, di un rapporto negoziale, che nulla ha a che vedere con l’intermediazione, tipica della fattispecie di reato descritta dalla legge Merlin. E’ l’effetto di una recente pronuncia del Tribunale di Perugia, che ha accolto l’istanza di riesame, presentata da un cliente di una prostituta, a cui era stato contestato il reato di favoreggiamento della prostituzione, con relativo sequestro dell’autovettura. I magistrati hanno ritenuto infondati gli argomenti addotti a sostegno della configurabilità del reato ed hanno disposto il dissequestro dell’automobile. (27 settembre 2000) 
Tribunale di Perugia Sezione Penale e riesame 21.9.2000



N,/00 NR - P.M. sede

‘00 R. GIP sede

TRIBUNALE DI PERUGIA

SEZIONE PENALE

Il Tribunale di Perugia, riunito in camera di consiglio, composto dai magistrati:

1) dott. Paolo NANNARONE PRESIDENTE

2) dott. M. Giuseppina FODARONI GIUDICE

3) dott. Massimo RICCIARELLI UDICE

Con provvedimento in data 18-8-2000 il GIP presso questo Tribunale, accogliendo specifica richiesta del P.M., ha convalidato il sequestro di P.G. della vettura condotta da…eseguito nella notte tra il 12 ed il 13 agosto, e disposto il sequestro preventivo del medesimo veicolo, assumendo che quest’ultimo, utilizzato dal conducente per appartarsi con una prostituta, per consumare con essa un rapporto sessuale e per riaccompagnare al termine la ragazza nel luogo in cui era stata prelevata, sarebbe dovuto considerarsi cosa pertinente al reato di favoreggiamento della prostituzione [1] , tanto da renderne legittimo il sequestro, sia al fine di impedire l’agevolazione di condotte consimili sia in funzione della possibile confisca.

Ha proposto istanza di riesame chiedendo la restituzione della vettura sequestratagli.

Nell’atto di impugnazione è stata dedotta l’insussistenza dei presupposti necessari per far luogo al sequestro, sia sotto il profilo del fumus di reato [2], sia sotto quello del periculum [3].

Il procedimento è stato discusso all’udienza camerale del 20-9-2000.

All’esito il Tribunale si è riservato la decisione.

RITENUTO

Il Tribunale, investito dalla surrichiamata istanza di riesame, deve innanzi tutto verificare se la condotta che ha originato l’iniziale sequestro di P.G. e poi il decreto del GLP sia o meno idonea ad integrare l’ipotizzato delitto di favoreggiamento della prostituzione.Nell’esame di una tale questione non possono in alcun modo interferire valutazioni connesse all’efficacia della misura adottata ovvero, per converso, considerazioni ingenerate da traumatici episodi di cronaca, in varia guisa correlati con la materia de qua [4].A dir il vero il fenomeno della prostituzione non può più essere valutato solo nell’ottica della tutela del buon costume e della pubblica moralità, in quanto intorno ad esso oggi si muovono rilevanti interessi di bande malavitose, agguerrite e spesso feroci, che pongono in serio pericolo l’ordine pubblico e sfruttano oltre ogni limite l’attività di giovani malcapitate di origine extracomunitaria, previamente introdotte nello Stato in modo clandestino e poi non di rado ridotte in schiavitù.Si impongono dunque nuove scelte di politica criminale, che a discrezione del legislatore potrebbero spaziare dalla creazione di ambiti lavorativi protetti (a patto che non residui una rilevante offerta al di fuori di essi) fino alla diretta responsabilizzazione, in varie forme, dei c.d. "clienti" delle prostitute. E proprio secondo tale ultima direttrice si è mossa l’operazione di P.G., poi avallata dal P.M. e dal GIP. Ma allo stato non si può prescindere dal dato normativo vigente. Orbene, si assume da parte del GIP -in conformità con quanto dedotto dal P.M.-. che la condotta di quei clienti che, come nel caso preso in esame, utilizzano la propria vettura per appartarsi con la prostituta, per consumare il rapporto sessuale e per riaccompagnare la ragazza nel luogo in cui l’avevano prelevata, integrerebbe il delitto di favoreggiamento della prostituzione. Non ritiene il Tribunale di poter accedere "de iure condito" [5] ad una siffatta interpretazione. La mera lettura della indubbiamente antiquata L. 75/58 [6] induce alla conclusione che il legislatore abbia voluto tutelare l’interesse dello Stato alla salvaguardia del buon costume, colpendo non il fatto in sé della prostituzione, interferente con l’autotutela della dignità della persona, bensì ogni condotta che possa creare condizioni favorevoli al meretricio o che sia rivolta a ricavare da esso un profitto [7]. D’altro canto, poiché l’atto del prostituirsi implica il mercimonio del proprio corpo e dunque un contatto a fini sessuali con un altro individuo, disposto a corrispondere un compenso, anche la condivisione di quel mercimonio, non direttamente ed autonomamente contemplata dalla normativa in esame, esu1a a sua volta dall’ambito di applicazione delle relative sanzioni penali [8]. Deve cioè ritenersi che si sia voluta punire ogni condotta, non rientrante nell’oggetto del mercimonio, che abbia per effetto di strumentalizzarlo o di agevolarlo. Ciò presuppone strutturalmente un rapporto di terzietà [9] rispetto ai protagonisti del contatto sessuale, rapporto che si estrinseca in un attività di intermediazione nel fatto altrui o di sfruttamento del medesimo (cfr. del resto a chiare lettere Cass. III, 4-5-1984, Sanfilippo). Sulla scorta di tali premesse sembra agevole concludere che il rapporto di clientela non può mai ricadere nella sfera di operatività delle norme penali. Si è invero osservato che costituisce favoreggiamento della prostituzione ogni condotta che propizi o faciliti o renda più agevole, comoda e sicura la prostituzione di una persona. Ma in realtà una siffatta affermazione, in tutto condivisibile, non può essere disancorata dal quadro di riferimento. A ciò induce altresì la necessità di conferire al precetto un contenuto specifico, in linea con l’esigenza anche costituzionale di tipicità (la quale, tanto più a fronte di formulazioni generiche, impone di far riferimento al significato delle parole che si e consolidato nel tempo in un determinato contesto anche di tipo sociologico, e di rifuggire dalle interpretazioni sorprendenti). Ed allora deve prendersi atto che la condotta agevolatrice assume un significato preciso e pregnante solo all’interno di quel rapporto di intermediazione di cui s’è detto. Del resto, diversamente opinando, finirebbe per disperdersi il senso complessivo dell’intera normativa: è infatti sufficiente considerare che il maggior fattore di incentivazione e dunque di agevolazione della prostituzione è costituito proprio dall’esistenza di persone disposte a comperare la prestazione sessuale, cioè, in buona sostanza, dalla domanda e dal concreto esborso del prezzo. Ma nessuno è mai giunto per tale via a considerare punibile il fatto dell’accordo e del correlato pagamento. Ciò dimostra che non ogni aspecifica forma di collaborazione o agevolazione può dirsi punibile, ma soltanto quella che postula l’intermediazione nell’altrui mercimonio. Né può sottacersi che l’estensione al cliente delle sanzioni previste per il favoreggiatore finirebbe per criminalizzare l’accordo come tale e l’atto sessuale che ne deriva, facendo venir meno la ragione dell’esclusione della prostituta dal novero dei destinatari dei precetti penali e dunque rendendo configurabile un profilo di incostituzionalità per violazione dell’art. 3 Cost., impregiudicato un complessivo riassetto normativo del rapporto prostituta-clienteSi è però ribattuto che nel caso posto a fondamento del provvedimento impugnato il delitto sarebbe stato integrato non dal mero rapporto di clientela, bensì da un quid pluris [10], individuato nella varia utilizzazione della vettura.

Trattasi di un rilievo insufficiente. 

La vettura è infatti risultata -ed in tutti i casi analoghi è- per il cliente il luogo in cui occasionalmente è stata realizzata la prestazione dedotta nel pur turpe contratto e lo strumento con il quale è stato dato corso alla fase immediatamente successiva del rapporto inter partes [11], non più interferente con la sfera sessuale, ma pur sempre riconducibile alla scambio pattuito, quale suo mero, talvolta necessitato accessorio. A ben guardare l’utilizzazione della vettura non è idonea a far assumere all’attività del cliente i caratteri dell'illecita intermediazione, neppur quando, riaccompagnata in loco, la prostituta continui ad offrirsi ad altri clienti, giacché detta utilizzazione ontologicamente comincia e si esaurisce nel quadro dello specifico rapporto inter partes incentrato sulla prestazione sessuale, che ad esso ha dato causa: correlativamente, non può dirsene favorito l’ulteriore meretricio, null’altro essendo strutturalmente configurabile che la cessazione degli effetti di quello precedente. In realtà ravvisare il favoreggiamento nel fatto secondario di riaccompagnare la prostituta nel luogo ove la si era prelevata -Piuttosto, si badi, che nel fatto stesso di darle l’occasione di concludere il contratto immorale-, è paradossale tanto quanto l’ipotizzarlo nel caso in cui il cliente, nel momento di uscire dall’appartamento in cui ha consumato il rapporto sessuale, apra la porta al cliente successivo. E del resto, volendo scendere ad una più sottile ed altrettanto paradossale analisi, potrebbe discettarsi sul quando l’attività di riavvicinamento possa dirsi in questi casi per davvero idonea ad integrare il reato ipotizzato, potendosi ravvisarlo, rispetto ad un determinato percorso, in concomitanza con il superamento della prima curva o della seconda o ancora con il compimento di un tratto di strada ulteriore, oppure, nell’ambito di un diverso scenario, già all’atto della consegna delle chiavi dell’ascensore, per scendere le scale. E’ evidente che conclusioni tanto singolari sarebbero ben lungi dall’apparire plausibili, il che rafforza il convincimento del carattere neutro, al di fuori di un determinato contesto e di ben altre qualità soggettive, della condotta che si assume illecita e che, in sé considerata, risulta invece priva di qualsivoglia idoneità offensiva. E vano sarebbe ricercare un qualche appiglio nella giurisprudenza, la quale non ha affrontato il problema nell’ottica del rapporto di clientela, ma sempre in quella dell’intermediazione. Ciò vale anche per quelle pronunce che hanno ad oggetto il condurre la prostituta in macchina sul luogo di lavoro ovvero il riaccompagnarla a casa, pronunce che fra l’altro non di rado, anche se non troppo coerentemente, richiedono che si tratti di condotta caratterizzata da continuità (cfr. ad es. Cass. III, 20-4-1983, Guarcello). Né potrebbe mai desumersi alcunché da altre pronunce che hanno ravvisato il reato di favoreggiamento nonostante la diretta fruizione della prestazione sessuale (cfr. infatti Cass. LII, 26-3-1984, Annettoni, relativa ad un caso in cui l’imputato aveva offerto un appartamento a due omosessuali, uno dei quali si concedeva per denaro, ed aveva poi partecipato al congresso carnale a tre, e Cass. III, 8-4-1986, Ballerini, relativa ad un ulteriore caso di rapporto a tre, propiziato da una donna, che per appagare le richieste del partner, aveva chiamato un’altra prostituta, favorendo la prestazione di quest’ultima: trattasi all’evidenza di ipotesi che rientrano pienamente nella sfera del rapporto di intermediazione). 

In conclusione tutti gli argomenti addotti a sostegno della configurabilità del reato di favoreggiamento della prostituzione appaiono infondati. 

Esula dunque il fumus delicti [12], con assorbimento delle restanti doglianze, e conseguentemente, in accoglimento dell’ istanza di riesame, la vettura sequestrata deve essere restituita all’avente diritto, come da dispositivo. 

P.Q.M.

Visto l’art. 324 cpp, in accoglimento dell’istanza di riesame presentata da….ed in riforma del decreto di sequestro preventivo, emesso dal GIP presso questo Tribunale in data18-8-2000, ordina la restituzione a….dell’autovettura…

Manda alla cancelleria per l’esecuzione a mezzo di Squadra Mobile di Perugia- e per le comunicazioni di rito.
 

 

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